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Ci sono tante similitudini tra le cause dell'emigrazione italiana di ieri e di oggi: esasperante pressione fiscale, povertà, ingiustizia, iniquità sociale, nessuna speranza...

La situazione dell’Italia nei primi anni del 1860 era allarmante: povertà, ingiustizia, iniquità sociale, nessuna speranza. Dopo l’imposta sui terreni, l’imposta sugli stabili (beni immobili) e l’imposta sulla ricchezza mobile, nel 1864, per risanare un disastrato bilancio pubblico, il ministro Minghetti arrivò ad imporre tasse anche sui ben di prima necessità. Fu permesso ai comuni, per aumentare il gettito fiscale, di imporre dazi su consumo di farina, pasta, vino, elementi base della dieta delle persone dell’epoca, ma il risultato fu la riduzione dei consumi e la popolazione povera portata al limite di sopravvivenza. Una situazione tanto delicata fu peggiorata poi dall’introduzione del servizio militare obbligatorio, che tolse alle famiglie braccia forti e indispensabili nel lavoro dei campi. Le proteste della povera gente furono ignorate, le sollevazioni represse nel sangue, come a Milano e a Napoli, dove la polizia sparò su chi protestava. A Milano il generale Fiorenzo Bava Beccaris sparò cannonate nelle strade affollate: 80 morti, 450 feriti. Povertà, fame, niente speranze di miglioramento, niente prospettive.

Negli anni successivi la pressione fiscale aumentò ancora di molto, e molti italiani capirono che era meglio cercare fortuna fuori dall'Italia. In particolare i contadini del Meridione, che grandi speranze avevano nutrito nella possibilità di miglioramento economico a seguito della raggiunta Unità d'Italia (1861), vedendo solo peggioramenti, amareggiati, decisero di partire in massa. emigrazione italiana ieri e oggiQuintino Sella progettò un piano per aumentare le entrate riducendo gli stipendi dei dipendenti pubblici e aumentando la pressione fiscale. Di nuovo tasse, di cui una, l'imposta sul grano macinato, come le attuali tasse sulla casa, fu un vero colpo per i contadini che vivevano soprattutto di pane, polenta e pasta. La pressione fiscale enormemente cresciuta, unita all'iniquità (si pagava più al Sud che al Nord) e all'analfabetismo, la rinuncia dell’Italia a investire nella scuola decretarono la morte civile di un popolo allo stremo, che stufo e con l’amaro in bocca, partì per cercare altrove la speranza in una vita migliore.

Vi ricorda qualcosa questa situazione?

All'inizio gli italiani si spostarono in modo sporadico in Europa, in Francia, Svizzera e Germania in particolare, paesi in cui alta era la richiesta di manodopera. Dopo il 1870 s'iniziò a partire anche per paesi lontani, Argentina e Brasile prima e poi USA. All'inizio emigrarono contadini e piccoli artigiani del nord, più vicino all'Europa del sud e con più soldi per viaggiare. Poi progressivamente aumentò anche l’emigrazione verso luoghi più lontani, e nei primi 13 anni del 1900 i numeri divennero esponenziali: oltre 3 milioni di italiani finirono negli Stati Uniti, oltre 900.000 in Argentina e più di 300.000 in Brasile. Gli italiani che partivano erano poveri, contadini e analfabeti; partivano e viaggiavano in condizioni estreme e quando arrivavano li aspettavano pregiudizio, razzismo e violenze. Il 25% di loro su alcune "carrette dei mari" di quei tempi, moriva durante il tragitto. Lo stereotipo dell’Italiano era poco edificante: mafioso, sporco, che fa molti figli e vive nel degrado. Spesso vittime di soprusi ad opera di cittadini e poliziotti, vedevano i loro aguzzini quasi mai puniti per i crimini commessi.

Vi ricorda qualcosa questa situazione?

Gli immigrati che dai paesi poveri oggi vengono in Europa, cosa trovano? Trovano gli stessi pregiudizi, lo stesso razzismo, subiscono violenze e offese. La storia si ripete: stessa disperazione che motiva la partenza, tutti i propri averi investiti in un viaggio della speranza, la stessa voglia di cambiare il proprio destino, le ansie, le paure, i successi e le sconfitte.

Vi ricorda qualcosa questa situazione?

Molti giovani hanno capito che è meglio partire con l’ansia di un futuro incerto altrove, che restare con la disillusione e le speranze spezzate. Riusciremo ad essere più umani adesso che vediamo i nostri figli costretti di nuovo ad emigrare come i loro bisnonni? Riusciremo a riscoprire il nostro passato senza revisionismi ma con l'umiltà di chi crede che ogni essere umano ha diritto a sognare un futuro migliore?