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Una guerra che ha lasciato un’enorme devastazione, non solo di territori, ma anche di uomini e di idee, questa è stata la Seconda Guerra Mondiale. Gli effetti di questo gran conflitto sono continuati nel tempo, trasformando per sempre, l’assetto economico e sociale del vari Paesi. Alla fine della seconda guerra mondiale, dopo oltre venti anni di blocco delle emigrazioni, riesplode con virulenza in fenomeno: il 60% della popolazione italiana era impiegata in un’agricoltura di sopravvivenza; la ricostruzione e ristrutturazione economico industriale del dopoguerra accelerò i processi di urbanizzazione e di migrazione interna dall’Est all’Ovest e, successivamente, dal Sud al Nord del Paese; riprendeva in modo massiccio l’emigrazione transoceanica verso il Venezuela, l’Argentina, il Canada e l’Australia e perfino in Sud Africa; si fa più consistente che nel passato l’emigrazione verso l’Europa, spesso con carattere temporaneo e stagionale.

La Germania, uscita sconfitta dal conflitto, aveva un unico obiettivo, la sua Rinascita. Ed è per questo motivo che la macchina industriale tedesca si è rimessa subito in modo, raggiungendo il boom negli anni ’60. Proprio in quegli anni però a questa grande espansione economica, mancava qualcosa, ovvero la manodopera, la classe operaia non bastava più, c’era bisogno di nuove persone. Molte di queste nuove persone erano italiani. L'emigrazione italiana dopo la Seconda Guerra Mondiale è stata la risposta a questa domanda. Nello stesso periodo in Italia la situazione era diversa, l’industria si stava riavviando con difficoltà, la guerra aveva aumentato la povertà, specie al sud. Nel nostro mezzogiorno la povertà dilagava. Una generazione di giovani in cerca di futuro decise così di andare a trovare fortuna altrove, nella Germania industrializzata che chiedeva lavoro. Altre nazioni di destinazione furono la Francia, anch’essa una nazione in forte espansione economica, la Svizzera e l’Austria.

Tutti i paesi destinazione degli emigrati italiani offrivano a tanti giovani opportunità che erano loro precluse in Italia. Erano ragazzi che avevano frequentato poco le scuole, generalmente erano arrivati fino alla terza media, ma molti non avevano frequentato neanche quella. Erano ragazzi che partivano con un sogno, partivano con il sogno di poter tornare in Italia. Spesso gli uomini partivano da soli, per cercare di mettere da parte il denaro necessario da mandare alla famiglia in Italia e da risparmiare. Ma nel frattempo la famiglia cresceva, nascevano i figli, e le mogli dovevano crescerli da sole, la mancanza aumentava sempre di più, fino a diventare insopportabile, fino alla decisione di trasferire l’intera famiglia nel paese estero. E così che interi nuclei familiari partivano, emigravano, per non tornare mai più in Italia. I figli dei nostri emigrati si sono sposati nel paese di destinazione, e ora vivono lì, a migliaia di chilometri da casa. Queste persone sono tante, sono diversi, sono lontani, ma hanno tutti una cosa in comune, una gran nostalgia per il nostro paese, che si palesa nei loro occhi, nei loro sguardi  e nei loro sorrisi, ogni volta che parlano dell’Italia.