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Questa storia ce la racconta Emma, una bambina che ricorda le vicende del bisnonno, Domenico Catalano, emigrato in Francia dal Sud dell'Italia.

Nel secondo dopoguerra, riprendendo la strategia fascista, si assiste alla stipula di una serie di accordi bilaterali tra Italia e gli Stati europei che richiedono manodopera per la ricostruzione. L'accordo con la Francia è del 1946. Le migrazioni dopo la Seconda Guerra mondiale, riguardano soprattutto l'Europa e la Francia è una delle mete principali. In questo periodo lo spostamento dei migranti conosce fasi alterne, legate all’andamento economico dei singoli paesi e degli accordi stretti fra questi e l’Italia. Il flusso verso Francia e Belgio, assai intenso nei primi anni 1950, decresce nella seconda metà del decennio e tocca il suo minimo dopo il 1963.

Nel corso dei decenni il fenomeno dell'immigrazione italiana in Francia tende ad esaurirsi e contemporaneamente cambia fisionomia: ad inizio '900 partivano contadini, minatori e operai, a partire dagli anni del boom economico, cominciarono ad arrivare lavoratori più qualificati.  

Ecco il racconto di Emma e del suo bisnonno Domenico: "Il mio bis nonno italiano Domenico Catalano, aveva 26 anni quando è venuto in Francia, dopo la seconda guerra mondiale. Lui aveva deciso di lasciare l’Italia meridionale perché allora era un territorio molto povero e nello stesso tempo, molto popolato. La sua era una famiglia numerosa, così decise di lasciare l'Italia per venire in Francia, perché qui c’erano numerosi posti di lavoro, perché la Francia all’epoca aveva bisogno di manodopera, perché era stato tutto distrutto dalla guerra. Lui conosceva già altri italiani che abitavano in Francia, e altri che sono partiti con lui e sono arrivati insieme a lui in Francia. 

Quando è arrivato in Francia ha cambiato un paio di residenze, fino ad arrivare alla Région Stéphanoise. I primi tempi ha svolto il lavoro di minatore, successivamente ha lavorato in una fabbrica metallurgica. Il lavoro nel settore industriale, per lui, è stata una vera e propria sorpresa, non aveva mai visto qualcosa di simile, macchine automatiche, grandi capannoni. Così come a sorprenderlo è stato il clima; nell’Italia del Sud faceva sempre caldo, qui invece, il clima era piuttosto freddo. Anche il paesaggio lo colpì molto, in Italia, lui non vedeva altro che alberi di olivo e vigneti, e qua e la piccoli paesini. Ma ciò che lo ha più scioccato è stato il razzismo di alcuni francesi nei confronti degli italiani. 

I primi tempi, ha abitato con sua moglie e con i suoi due figli, venuti clandestinamente in Francia, in un piccolo appartamento, che era davvero troppo piccolo per loro, qui non avevano né bagni, né acqua corrente e né riscaldamento.

Questa è la storia del mio bisnonno italiano. Emma.