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Ogni migrante porta con sé la sua storia, sempre difficile, fatta di addii e di rinascita. Questa che stiamo per raccontarvi è proprio un’esperienza di vita, è il racconto della vita di Hassan El Kabch, un amico marocchino che è in Italia da ventisette anni. Vogliamo raccontare la sua storia per cercare di capire meglio tutte le storie dei migranti, e soprattutto per comprendere i sacrifici, le rinunce che queste persone devono fare per riuscire a vivere dignitosamente. Questa è la storia di Hassan, che dal Marocco è venuto in Italia, per cercare ciò che tutti cerchiamo, una vita dignitosa e serena.

Hassan è arrivato in Italia il 20 novembre 1984, come turista, ha preso il traghetto in Marocco ed è arrivato a Palermo, da qui si è spostato a Villapiana, una cittadina in provincia di Cosenza, è rimasto a Villapiana per due anni, facendo il venditore ambulante di tappeti, coperte e lenzuola. Nel 1986 qui in Italia lo ha raggiunto suo fratello Alì, e si sono trasferiti a Torre Melissa, una città in provincia di Crotone, dove hanno iniziato a vendere roba di ferramenta. Nel frattempo i due sono stati raggiunti dal fratello minore Dris, e da allora si sono dati al commercio di abbigliamento, infatti tutti erano venditori ambulanti nel campo dell’abbigliamento. Si sono così trasferiti prima a Cirò Marina, una delle cittadine più grandi della provincia di Crotone, e poi a Casabona, un paese decisamente più piccolo, nel quale vivono tutt’oggi Hassan e Dris, mentre il fratello Alì continua a viaggiare tra l’Italia e il Marocco.

Hassan prima di venire qui in Italia lavorava nell’agricoltura e abitava in un piccolo paese vicino Casablanca, era solo un ragazzo, poco più che vent’enne quando venne in Italia, e come tutti i ragazzi sognava un futuro diverso, oggi, a distanza di tanti anni, Hassan è pienamente convinto di aver fatto la scelta giusta. “La mia vita in Marocco non sarebbe stata la stessa” ci dice “qui in Italia ho trovato una maggiore serenità economica, cosa che in Marocco non avrei potuto trovare. La mia vita è cambiata grazie all’emigrazione, io e i miei fratelli venendo in Italia abbiamo potuto aiutare la nostra famiglia.” Proprio sull’idea di famiglia mi vorrei soffermare, perché la famiglia marocchina è intesa in maniera ben differente dalla nostra. In Marocco i maschi continuano ad abitare con la madre, nella casa paterna, mentre le donne, una volta sposate, devono lasciare la propria casa, per andare ad abitare nella casa dei suoceri o comunque del marito. Quando Hassan parla di famiglia, quindi, non intende solo la sua, ma intende anche quella dei suoi fratelli e delle sorelle che non sono sposate. “Quando in una famiglia muore un padre” ci dice “è il fratello maggiore a prendere le redini della famiglia, e lui dovrà provvedere ai bisogni della sua famiglia, della mamma e a quelli delle sorelle che non sono sposate. Io e i miei fratelli, lavorando in Italia e mandando i soldi a casa, abbiamo contribuito ad aiutare le nostre famiglie, ma anche le nostre sorelle, facendo i rispettivi corredi, e mantenendo quelle che ancora non hanno trovato marito”. A casa di Hassan, vivono infatti, sua madre, sua moglie e i suoi figli, le mogli di Alì e Dris con i rispettivi bambini e una sorella che ancora non è sposata. Quando lui parla di famiglia, intende proprio tutte queste persone. Mentre parlavamo gli ho chiesto come fosse stata la sua esperienza in Italia, com’è la sua permanenza qui, in un paese straniero, lui mi ha risposto così “Io adoro l’Italia, gli italiani sono così ospitali, sono quasi trent’anni che sono qui e non ho mai avuto problemi con nessuno, ho incontrato tanta gente brava, mi hanno trattato tutti bene, non sono mai stato discriminato, anzi, in alcune famiglie vengo trattato come uno di loro, non posso non parlare bene dell’Italia”. Gli chiedo quali siano per lui le differenze nell’ambito scolastico e sociale tra i due paesi, “credo che la scuola sia più o meno quella” mi risponde “non noto differenze sostanziali tra i due sistemi scolastici, anche se in Marocco la scuola non è obbligatoria. In Italia credo che dal punto di vista sociale si viva meglio perché c’è più disponibilità economica rispetto al Marocco”. Ogni qual volta pronuncia la parola Marocco o casa dal volto di Hassan emerge un’emozione visibile, la domanda “Cosa ti manca di più del tuo paese?” è inevitabile. “Del mio paese mi manca la mia famiglia, mia moglie e le mie figlie. Io ho sei figlie femmine, che stanno crescendo senza un padre, e per questo devo ringraziare mia moglie, che le sta facendo crescere educate e rispettose, e anche mia mamma, che aiuta mia moglie e le mogli dei miei fratelli nell’educazione dei bambini. Non è facile stare lontano per così tanto tempo dalla propria famiglia, ci sono giorni in cui la mancanza è insopportabile, ma io so che sto facendo un sacrificio per aiutare loro. Io sto sacrificando la mia vita per poter offrire una vita migliore ai miei figli, perché essi possano avere tutto ciò che desiderino. Io voglio che i miei figli rimangano in Marocco, non voglio che conoscano l’emigrazione, è vero, emigrando ho potuto costruire una vita migliore, ma l’emigrazione porta con sé soprattutto tanta sofferenza e malinconia. Tante volte mentre sono a casa guardo le foto delle mie bambine e ho un groppo alla gola, penso a cosa stiano facendo in questo momento, se mi pensano, penso a come saranno cresciute. La più piccola ha solo tre anni, e io l’ho vista solo una volta. Per fortuna grazie ai cellulari posso sentire le mie figlie almeno una volta al giorno, prima ci sentivamo una o due volte al mese, e voi non potete neanche immaginare la gioia che provo quando mi chiamano papà. Io voglio che le mie figlie studino, io non ho avuto la possibilità di studiare, sono andato solo a scuola del corano, e lì ho imparato l’arabo, ma voglio che le mie figlie si istruiscano, perché credo fermamente nel potere dell’istruzione e soprattutto della cultura”.

Questa è la storia di Hassan, una delle tante storie di migranti, questa storia mi ha colpito, e mi ha fatto riflettere, con le sue parole riusciva a farmi comprendere delle vere emozioni, emozioni di chi ha lasciato la propria terra per un futuro migliore, non solo per sé, ma soprattutto per i suoi figli, i sentimenti che Hassan prova in questo momento credo che siano sentimenti che solo un padre può comprendere.

La storia di Hassan è la storia di migliaia di persone che ogni giorno arrivano in Italia alla ricerca di un futuro migliore. Nelle “carrette del mare” ci sono uomini e donne che fuggono alla ricerca disperata di qualcosa, uomini e donne, però, che spesso finiscono la loro corsa in mare, proprio come è avvenuto oggi, centinaia di corpi sparsi nel mare, vite troppo giovani spezzate in un modo atroce. Persone che cercano un avvenire più dignitoso e che spesso sono vittime di atti di razzismo e di xenofobia. Forse ciò che manca ai giorni nostri è il dialogo, solo dialogando si può cercare di comprendere molte cose all’apparenza inspiegabili. Dialogando con questi immigrati si potrebbe capire un po’ di più, si potrebbe cercare di comprendere meglio al loro storia e si potrebbe cercare di aiutarli, con i modi che abbiamo a diposizione, per far sì che il concetto di accoglienza non rimanga solo un concetto astratto, ma si attualizzi e si concretizzi.

La cosa fondamentale è cercare di evitare psicosi e allarmismi, che in alcuni casi sfociano in fenomeni di xenofobia. La convivenza con un elevato numero di extracomunitari può diventare una situazione problematica, perché bisogna guardare in faccia la realtà; non tutti gli immigrati sono come Hassan. Si sentono continuamente notizie di cronaca, in cui, purtroppo questi stranieri sono protagonisti, e questi avvenimenti fanno paura, soprattutto alle donne o alle ragazze, che spesso si trovano a dover camminare da sole per strada. Ho sentito tante storie di donne, che mentre erano da sole hanno avuto incontri con un gruppo di immigrati e hanno avuto paura, quasi sempre non succede nulla, ma questo è un fattore che è presente e che non va sottovalutato. Per questo ritengo che l’importante sia ascoltare queste persone, cercare di capire e di risolvere i loro problemi, anche se alcune volte sono protagonisti di atti illegali, credo che sia fondamentale comprendere il perché si arrivi a tali atti. Gli immigrati sono persone che provengono da una cultura diversa rispetto alla nostra, io credo che una prima fase di educazione e informazione nei confronti di queste persone sia fondamentale. La loro dignità noi la dobbiamo rispettare nei nostri discorsi e nella nostra vita di tutti i giorni, la loro dignità la dobbiamo rispettare così come rispettiamo e vogliamo che si rispetti la nostra. Quello che mi hanno insegnato fin da piccola è che ogni essere umano è uguale ad un altro, senza distinzione di sesso, colore della pelle, cultura e religione, siamo tutti uguali e dovremo avere tutti le stesse opportunità, senza distinzione alcuna. Questi sono insegnamenti preziosi, che fanno capire meglio il concetto di umanità, tutti noi, immigrati compresi, siamo umanità, siamo tutti cittadini dello stesso mondo.

Nessuno si dovrebbe arrogare il diritto di sentirsi migliore di un altro, ma ciascuno di noi dovrebbe cercare, a modo suo e con i propri mezzi, di migliorare se stesso e gli altri. In Italia ci sono diverse associazioni di volontariato che si impegnano sempre, esse offrono un contributo e un aiuto continuativo nel corso del tempo. Queste persone sono da ammirare, perché riescono a rinunciare a qualcosa in favore degli altri, a favore di chi soffre, in favore di chi è più sfortunato di noi. I volontari aiutano gli immigrati ad integrarsi, offrono loro pasti caldi e cure mediche dopo giorni passati in mare, ma la cosa più importante, offrono loro conforto. Non è facile gestire queste situazioni, non è facile trovare una soluzione comune in mezzo a mille culture, a mille modi di vedere e vivere, in mezzo a mille persone diverse, ma loro ci riescono, e a loro, così come alle centinaia di operatori che ogni giorno lavorano nei centri di accoglienza dovrebbe andare il nostro ringraziamento e soprattutto la nostra riconoscenza.

La storia di Hassan è una storia di coraggio, è una storia di scelte, scelte che cambiano e sconvolgono un’esistenza. Dietro agli occhi neri di Hassan si percepisce un grande amore, un amore che solo un padre è capace di donare. La storia di Hassan è una storia di sacrifici e soddisfazioni, è una storia che sorprende e fa riflettere, perché è la storia di un uomo, cresciuto con dei valori che né la lontananza, né il tempo potranno disperdere. La storia di Hassan è la storia di una vita, una vita esemplare, una vita semplice ed emozionante.